poter camminare a testa alta ovunque senza correre il rischio di pestare qualche porcheria in strada
se sei in ritardo per colpa dei trasporti pubblici i trasporti pubblici ti chiedono scusa e ti danno una giustificazione da presentare al datore di lavoro
se il mezzo pubblico che stai aspettando dovrebbe arrivare tra 16 secondi, stai sicuro che arriverà tra 16 secondi
non ti fai problemi a metterti in coda perchè tutti gli altri rispettano la fila
in primavera passeggiare sotto splendidi fiori di ciliegio
la sirena di quartiere che puntualmente alle 4 e 30 di pomeriggio avvisa tutti che i bambini stanno uscendo da scuola
il ramen, il sushi col thè verde caldo, la birra, i fagiolini salati, l'izakaya
l'acqua gratis in tutti i ristoranti
il poter spostarmi ovunque con le tasche delle borse aperte sapendo che nessuno mi ruberà mai niente e il poter uscire di casa la mattina senza preoccuparsi di aver chiuso o meno la porta, tanto controlliamo stasera
i gesti meccanici che a noi sembrano tanto inutili dei controllori del treno e degli autisti
le macchinette per le bibite ad ogni angolo di strada
perdersi a Tokyo e, tentando di trovare il modo giusto per tornare a casa, scoprire dei piccoli quartieri, dei piccoli parchi, dei piccoli templi che sembrano usciti da un dipinto
il tono di voce altissimo di camerieri e cuochi in alcuni ramenya
i cervi liberi nel parco di Nara
togliersi le scarpe davanti alla porta di casa per andare a dormire sul tatami
i biscottini di Tully's e il sedersi negli Starbucks dopo una lunga camminata
rifugiarsi in uno dei tanti baikingo quando si ha tanta fame
prendere il treno e metterci mezz'ora per essere davanti alle porte di Disneyland
i rumori dei negozi koreani dedicati ai cantanti di moda
i fazzolettini sponsorizzati che distribuiscono per strada
dopo pranzo andare a piedi a SHinjuku e prendersi il caffè da Segafredo con il cameriere che prova a parlarmi in italiano
andare al karaoke e cantare a scuarciagola chumbawamba con i miei amici
guardare un grattacielo dal basso e farsi venire le vertigini
stare seduto su una sdraio in una caffetteria e osservare da una vetrata la skyline della baia di tokyo al tramonto
le case dell'orrore
i piccoli cani vestiti in maniera impossibile
le ragazze che pur di apparire sono disposte a mettersi gonne cortissime e senza calze in pieno inverno, le stesse che riescono a truccarsi in metropolitana senza accecarsi
i tanti piccoli posti di polizia a cui chiedere informazioni
i water con la tazza riscaldata
i tombini raffiguranti i samurai pompieri
la monorotaia che passa in mezzo ai grattacieli e poi sul raindow bridge
i piatti di plastica nelle vetrine dei ristoranti
toncazzu, daisuki?
l'aspettativa del natale che anche se non si festeggia si fa sentire con migliaia di luci e alberi decorati
aspettare davanti al krispy kreme che escano le ciambelle e far la coda per averne una in più gratis
poter vestirsi come più ci piace senza essere squadrati per strada
i giganteschi parcheggi per le biciclette
farmi offrire il kebab dagli amici turchi
guardare la tokyo tower illuminata davanti al tempio di hamamatsucho
i piccoli quartieri pedonali con le loro caffetterie nei dintorni di shibuya
il 109 di shibuya. Chi vuole intendere intenda.
cucinarsi gli okonomiyaki con tanta maionese sopra
ogni sera puoi fare qualcosa di diverso
spendere meno di 3€ al mese per avere email infinite direttamente su cellulare da usare al posto degli sms, perchè li tutti i cellulari possono leggere le mail
farsi un giro ogni tanto ad akihabara
non darsi appuntamento da hachiko, perchè lo fanno tutti e c'è troppa gente, ma davanti al piccolo posto di polizia appena usciti dalla stazione
attraversare a piedi la piazza l'hachiko crossing
spendere pochi euro per giocare a qualsiasi cosa tutta la notte al round 1
l'orribile doppiaggio della televisione giapponese: inglese e giapponese insieme. Indimenticabile.
i bancomat ATM di alcune banche che riconoscono automaticamente se hai dimenticato borse od oggetti a fianco segnalandolo con una voce al microfono
se non hai soldi a portata puoi comprare snack, bevande, giornali, libri biglietti ecc...semplicemente facendo passare il tuo cellulare sopra un sensore
i campi per praticare il golf in mezzo alle case e l'impiegato che di prima mattina, sbadigliando, prova il movimento aspettando la metropolitana
il tizio che canta alla stazione di Sugamo. Chissà che fine avrà fatto.
la pasta al sugo con tonno e mais. Si, adesso mi manca anche quella.
quelli che...dormono sul treno.
la musichetta di astro boy della yamanote a Takadanobaba
il Ramen, con R maiuscola, di Takadanobaba
la "net building" che vedevamo tutti i giorni dal terrazzo della scuola
le macchinette automatiche per ordinare da mangiare
i 100 yen store dove sopravvivere
imparare a fare la soba con i miei compagni di scuola
harajuku la domenica pomeriggio
le colonnine gratuite per gonfiare le ruote delle biciclette nei parcheggi, e l’area per fare pipì dei cani dei grandi centri commerciali
i cartelli stradali a led che indicano quale strada del prossimo incrocio ad alto scorrimento è congestionata e quale libera
l’omino dei parcheggi con i manganelli illuminati a led che aiuta ad entrate ed uscire in qualunque parcheggio della città
l’uomo dell’ufficio immigrazione ed i poliziotti che fanno (il breve) inchino ad ogni loro richiesta di visione dei tuoi documenti
ricevere il resto alla cassa di qualunque esercizio commerciale od ufficio con i soldi tenuti dopo la conta in maniera orizzontale davanti a te con scontrino ed eventuale moneta….sopra i biglietti
la pazienza, la disponibilità e la cortesia di qualsiasi persona che si approcci per avere un chiarimento od un informazione sia esso ufficio, locale o luogo commerciale.
la vasca da bagno delle case che tramite display a colori animato posizionato in un altra stanza della casa permette di riempire, regolare la temperatura e sapere quando raggiunge il livello desiderato avvisandovi con un manga animato
puoi andare alle terme vicino casa in bicicletta in tranquilità dopo aver cenato
i parcheggi auto su pedane mobili che intasellano le auto all’interno di un grattacielo di auto automaticamente
la macchina della polizia che a sirene spiegate avvisa al megafono i guidatori dove si staà spostando per passare tra le auto
1i guidatori di qualunque mezzo pubblico; metro, treno, ambulanza, vigili, polizia guidano in uniforme, le cinture e con il cappello in testa
il treno commuter per l’aeroporto con il wifi max a bordo per andare su internet,le prese elettriche sui sedili, e la telecamera live sul naso del treno
camminare in una stazione del treno da 20 uscite trovando un muro di gente e passarci in mezzo senza che nessuno ti sfiori
entrare in un qualsiasi mall o grande negozio e non necessitare di rincorrere il commesso affinche ascolti
sono le 2 di notte ed hai il combini store aperto vicino casa per comprare qualcosa che hai dimenticato, il latte?
non sentire il chiacchiericcio continuo al cellulare sul treno o nei luoghi affollati piccoli
-- nb: alcune di queste sono state prese da una classifica simile di youkosoitalia --
giovedì 13 gennaio 2011
mercoledì 12 gennaio 2011
[Giappone 2007] 20/09 - 24/09 Hotel Shiba Park di Tokyo. Parte 4. A Shinjuku.
La giornata è afosa, il caldo quasi insopportabile.
A Shinjuku ci sono dei lavori in corso, l'uscita dalla metropolitana non ci consente quindi di godere del panorama. In lontananza scorgiamo i primi grattacieli di cui tanto abbiamo parlato e sognato in Italia. Davanti alla stazione un gruppo musicale composto da ragazzi sta suonando della musica piacevole, ci fermiamo qualche istante ad ascoltare, poi via di corsa alla scoperta di uno dei quartieri più affascinanti di Tokyo.
Notiamo un gruppo numeroso di persone ben vestite con in mano un bastone a punta, intente a coordinarsi per percorrere alcuni tratti di strada "a griglia". Lo scopo? Raccogliere eventuale spazzatura dalla strada.
Non mi è dato sapere il motivo per cui queste persone erano vestite in tailleur e giacca e cravatta per raccogliere della spazzatura (e non voglio neanche lanciarmi in facili supposizioni), fatto sta che questa è l'ennesima dimostrazione della pulizia giapponese.
Il problema dei mozziconi di sigaretta è poi irrisorio: la maggior parte dei giapponesi fuma nei locali e nei tratti di strada segnalati, buttando tutto negli appositi posacenere. Fumare per strada non è consentito se non in questi posti (tra l'altro abbastanza numerosi) però mi è capitato più di una volta di vedere Giapponesi fumare quasi di nascosto (con il mozzicone rivolto verso il palmo della mano) camminando per strada, non ho mai visto comunque qualcuno prendersi una multa per questo, nonostante ci siano piccole stazioni di polizia ogni pochi isolati (i cosiddetti Police Boxes).

Foto presa da photopassjapan (all rights reserved).
La spazzatura e i bidoni per mettercela sono è pressochè inesistenti.
Così come sui marciapiedi manca la spazzatura, mancano anche le macchine parcheggiate. In Giappone gli autisti (quei pochi che non si spostano con mezzi pubblici) portano la propria auto in appositi (numerosissimi) parcheggi.
Della doppia o tripla fila italiana non v'è traccia.
Per descrivere appieno Shinjuku e i suoi cospicui negozi musicali non c'è niente di più indicato di una galleria fotografica (nei prossimi post).
Sito ufficiale del quartiere di Shinjuku.
A Shinjuku ci sono dei lavori in corso, l'uscita dalla metropolitana non ci consente quindi di godere del panorama. In lontananza scorgiamo i primi grattacieli di cui tanto abbiamo parlato e sognato in Italia. Davanti alla stazione un gruppo musicale composto da ragazzi sta suonando della musica piacevole, ci fermiamo qualche istante ad ascoltare, poi via di corsa alla scoperta di uno dei quartieri più affascinanti di Tokyo.
Notiamo un gruppo numeroso di persone ben vestite con in mano un bastone a punta, intente a coordinarsi per percorrere alcuni tratti di strada "a griglia". Lo scopo? Raccogliere eventuale spazzatura dalla strada.
Non mi è dato sapere il motivo per cui queste persone erano vestite in tailleur e giacca e cravatta per raccogliere della spazzatura (e non voglio neanche lanciarmi in facili supposizioni), fatto sta che questa è l'ennesima dimostrazione della pulizia giapponese.
Il problema dei mozziconi di sigaretta è poi irrisorio: la maggior parte dei giapponesi fuma nei locali e nei tratti di strada segnalati, buttando tutto negli appositi posacenere. Fumare per strada non è consentito se non in questi posti (tra l'altro abbastanza numerosi) però mi è capitato più di una volta di vedere Giapponesi fumare quasi di nascosto (con il mozzicone rivolto verso il palmo della mano) camminando per strada, non ho mai visto comunque qualcuno prendersi una multa per questo, nonostante ci siano piccole stazioni di polizia ogni pochi isolati (i cosiddetti Police Boxes).

Foto presa da photopassjapan (all rights reserved).
La spazzatura e i bidoni per mettercela sono è pressochè inesistenti.
Così come sui marciapiedi manca la spazzatura, mancano anche le macchine parcheggiate. In Giappone gli autisti (quei pochi che non si spostano con mezzi pubblici) portano la propria auto in appositi (numerosissimi) parcheggi.
Della doppia o tripla fila italiana non v'è traccia.
Per descrivere appieno Shinjuku e i suoi cospicui negozi musicali non c'è niente di più indicato di una galleria fotografica (nei prossimi post).
Sito ufficiale del quartiere di Shinjuku.
[Giappone 2007] 20/09 - 24/09 Hotel Shiba Park di Tokyo. Parte 3. Metro
Sbrigata la pratica del Rail Pass è il turno di fiondarsi nell'immenso e intricato labirinto di tunnel che è la metropolitana di Tokyo. Da subito ci rendiamo conto che senza una cartina da tenere sempre a portata di mano non avremmo avuto la minima possibilità di riuscire in uno spostamento senza intoppi. Sottolineo l'importanza di portarsi dietro la piantina della metropolitana con l'immagine di quella che abbiamo utilizzato noi (metro e treni):
click per ingrandire


NB: nel retro ci sono anche le linee dei treni che posterò in un altro intervento.
L'indice di lacerazione è direttamente proporzionale all'utilità (nel trovare la stazione di interesse), anche se dopo un paio di giorni si ricordano a memoria colori e direzioni, tanto che diventa tutto molto più naturale. Ebbene si: la metropolitana di Tokyo è un labirinto nel quale ogni tunnel possiede un suo colore distintivo, imparato il quale muoversi diventa talmente facile che pare di esserci nati, in quella metropolitana.
Per raggiungere Shinjuku decidiamo di prendere la metropolitana Toei Oedo per 7 fermate. Non potendo usare il Rail Pass (che ripeto è utilizzabile solo per le linee ferroviarie) ci accingiamo a prendere il biglietto. La macchinetta automatica ci manda nel panico giusto fino a quando scorgiamo il pulsante ENGLISH (ATTENZIONE: non tutte le macchinette hanno anche la lingua inglese. Alcuni modelli, probabilmente più vecchi e presenti nelle stazioni più periferiche, sono solo in giapponese).

Una lingua che capiamo di più aiuta fino a un certo punto, cerchiamo quindi di osservare come comprano i Giapponesi e, non senza alcune discussioni, capiamo che il costo dei biglietti è proporzionale al numero di fermate (bella idea, dovremmo adottarlo anche noi un sistema del genere: paghi solo il tragitto che fai, non una tantum di 1 ora di viaggio anche per 3 sole fermate).
La scelta di comprare questo tipo di biglietti si rivela utile se è necessario fare due piccoli viaggi, andata e ritorno, ma se l'intenzione è quella di girare tutto il giorno si possono acquistare degli abbonamenti giornalieri a prezzi stracciati, sempre dalla macchinetta sopracitata.
La maggior parte dei Giapponesi ha un abbonamento nel portafoglio che fa passare accanto ai tornelli di ingresso, noi ci limitiamo a inserire il biglietto e recuperarlo, timbrato, dall'altro lato.
Lo stupore nel vedere un treno che arriva in orario è tanta per un italiano, ma in Giappone ci si deve fare il callo perchè quello che si dice in giro è vero: i mezzi di trasporto spaccano il secondo. Avete letto bene, non il minuto, il secondo. Questo perchè tutti a Tokyo si spostano con i mezzi pubblici, quindi è necessario avere un sistema di trasporto funzionale.
La metropolitana è pulitissima. Decine di giapponesi sono intenti a dormicchiare (le pause, anche se brevissime, sono dedicate al recupero di forze fisiche), ad ascoltare musica, a giocare con la Sony PSP o il Nintendo DS, a discutere quasi sussurrando. Data la folla claustrofobica, ciascuno si crea il proprio piccolo spazio mentale e attende pazientemente di arrivare a destinazione.
Per uscire inseriamo nuovamente il biglietto nel famoso tornello (quindi non perdetelo!) che, resosi conto che abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, non ci restituisce il pezzo di carta, forse perchè nella fretta qualcuno potrebbe decidere di gettarlo a terra e sporcare.
ATTENZIONE: se per caso si sbaglia fermata (facendone ad esempio una o due in più) il tornello blocca il passaggio. Niente panico! Può capitare e nessuno ci guarderebbe storto, in particolare a noi stranieri, probabilmente poco abituati a spostarsi da quelle parti. Ci sono delle apposite macchinete che calcolano automaticamente la differenza da pagare, basta inserire il biglietto!
click per ingrandire
NB: nel retro ci sono anche le linee dei treni che posterò in un altro intervento.
L'indice di lacerazione è direttamente proporzionale all'utilità (nel trovare la stazione di interesse), anche se dopo un paio di giorni si ricordano a memoria colori e direzioni, tanto che diventa tutto molto più naturale. Ebbene si: la metropolitana di Tokyo è un labirinto nel quale ogni tunnel possiede un suo colore distintivo, imparato il quale muoversi diventa talmente facile che pare di esserci nati, in quella metropolitana.
Per raggiungere Shinjuku decidiamo di prendere la metropolitana Toei Oedo per 7 fermate. Non potendo usare il Rail Pass (che ripeto è utilizzabile solo per le linee ferroviarie) ci accingiamo a prendere il biglietto. La macchinetta automatica ci manda nel panico giusto fino a quando scorgiamo il pulsante ENGLISH (ATTENZIONE: non tutte le macchinette hanno anche la lingua inglese. Alcuni modelli, probabilmente più vecchi e presenti nelle stazioni più periferiche, sono solo in giapponese).

Una lingua che capiamo di più aiuta fino a un certo punto, cerchiamo quindi di osservare come comprano i Giapponesi e, non senza alcune discussioni, capiamo che il costo dei biglietti è proporzionale al numero di fermate (bella idea, dovremmo adottarlo anche noi un sistema del genere: paghi solo il tragitto che fai, non una tantum di 1 ora di viaggio anche per 3 sole fermate).
La scelta di comprare questo tipo di biglietti si rivela utile se è necessario fare due piccoli viaggi, andata e ritorno, ma se l'intenzione è quella di girare tutto il giorno si possono acquistare degli abbonamenti giornalieri a prezzi stracciati, sempre dalla macchinetta sopracitata.
La maggior parte dei Giapponesi ha un abbonamento nel portafoglio che fa passare accanto ai tornelli di ingresso, noi ci limitiamo a inserire il biglietto e recuperarlo, timbrato, dall'altro lato.
Lo stupore nel vedere un treno che arriva in orario è tanta per un italiano, ma in Giappone ci si deve fare il callo perchè quello che si dice in giro è vero: i mezzi di trasporto spaccano il secondo. Avete letto bene, non il minuto, il secondo. Questo perchè tutti a Tokyo si spostano con i mezzi pubblici, quindi è necessario avere un sistema di trasporto funzionale.
La metropolitana è pulitissima. Decine di giapponesi sono intenti a dormicchiare (le pause, anche se brevissime, sono dedicate al recupero di forze fisiche), ad ascoltare musica, a giocare con la Sony PSP o il Nintendo DS, a discutere quasi sussurrando. Data la folla claustrofobica, ciascuno si crea il proprio piccolo spazio mentale e attende pazientemente di arrivare a destinazione.
Per uscire inseriamo nuovamente il biglietto nel famoso tornello (quindi non perdetelo!) che, resosi conto che abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, non ci restituisce il pezzo di carta, forse perchè nella fretta qualcuno potrebbe decidere di gettarlo a terra e sporcare.
ATTENZIONE: se per caso si sbaglia fermata (facendone ad esempio una o due in più) il tornello blocca il passaggio. Niente panico! Può capitare e nessuno ci guarderebbe storto, in particolare a noi stranieri, probabilmente poco abituati a spostarsi da quelle parti. Ci sono delle apposite macchinete che calcolano automaticamente la differenza da pagare, basta inserire il biglietto!
Rail Pass
Questo primo periodo a Tokyo è a discrezione di Marta, perchè sarebbe dovuta ritornare in Italia prima di noi e non avrebbe avuto altre occasioni per godersi la metropoli.
La prima scelta, dunque, ricade su uno dei quartieri più famosi di Tokyo, sede tra l'altro dei palazzi governativi: Shinjuku.
Prima di approcciarci alla famosa metropolitana di Tokyo però abbiamo un appuntamento con il Rail Pass.
Cos'è il Rail Pass?
E' il modo più veloce ed economico che gli stranieri possono adottare per utilizzare le linee ferroviarie (quindi NON le metropolitane) giapponesi, tranne lo Shinkansen NOZOMI.
Il Rail Pass è utile per muoversi nelle tratte lunghe (da città a città) o nella stessa Tokyo, che ha una linea ferroviaria dedicata. Il pass ha una durata di 7, 14, 21 giorni, a seconda dell'abbonamento (quindi del costo).
Deve essere acquistato FUORI dal Giappone, quindi se ne avete bisogno fate riferimento all'agenzia di viaggi. Per ritirarlo sarà poi sufficiente recarsi alla stazione ferroviaria (noi siamo andati, per sicurezza, alla stazione di Tokyo) nell'ufficio apposito (il JAPAN RAIL PASS exchange office. Nella stazione di Tokyo è chiaramente indicato da cartelli e frecce), compilare un modulo e attendere la consegna del pass
Per una descrizione approfondita di tipi e prezzi, consiglio di fare riferimento a questa pagina.
Per dovere di cronaca noi abbiamo pagato 14 giorni di Rail Pass 355€.
Sito ufficiale del Japan Rail Pass.
A proposito del ritiro, vorrei segnalare l'efficienza di questo ufficio: la signorina che aveva il compito di seguirci ha corretto velocemente in penna rossa gli errori che abbiamo commesso compilando il modulo (per esempio il numero quattro va scritto in un certo modo)

e in pochi istanti ci ha consegnato il pass.
Una curiosità: il Rail Pass non è quasi mai controllato. Per usarlo basta passare a fianco dei controllori e mostrarlo, pertanto si evitano i tornelli. La maggior parte delle volte non ce l'hanno mai guardato. Che siano talmente abituati all'onestà che non immaginano neppure quanto una persona malintenzionata possa passargli accanto ed entrare in stazione facendo finta di avere il pass, ma a conti fatti senza pagare?
Alcune foto del Rail Pass..click per ingrandire
prenotazione:




Rail Pass:

La prima scelta, dunque, ricade su uno dei quartieri più famosi di Tokyo, sede tra l'altro dei palazzi governativi: Shinjuku.
Prima di approcciarci alla famosa metropolitana di Tokyo però abbiamo un appuntamento con il Rail Pass.
Cos'è il Rail Pass?
E' il modo più veloce ed economico che gli stranieri possono adottare per utilizzare le linee ferroviarie (quindi NON le metropolitane) giapponesi, tranne lo Shinkansen NOZOMI.
Il Rail Pass è utile per muoversi nelle tratte lunghe (da città a città) o nella stessa Tokyo, che ha una linea ferroviaria dedicata. Il pass ha una durata di 7, 14, 21 giorni, a seconda dell'abbonamento (quindi del costo).
Deve essere acquistato FUORI dal Giappone, quindi se ne avete bisogno fate riferimento all'agenzia di viaggi. Per ritirarlo sarà poi sufficiente recarsi alla stazione ferroviaria (noi siamo andati, per sicurezza, alla stazione di Tokyo) nell'ufficio apposito (il JAPAN RAIL PASS exchange office. Nella stazione di Tokyo è chiaramente indicato da cartelli e frecce), compilare un modulo e attendere la consegna del pass
Per una descrizione approfondita di tipi e prezzi, consiglio di fare riferimento a questa pagina.
Per dovere di cronaca noi abbiamo pagato 14 giorni di Rail Pass 355€.
Sito ufficiale del Japan Rail Pass.
A proposito del ritiro, vorrei segnalare l'efficienza di questo ufficio: la signorina che aveva il compito di seguirci ha corretto velocemente in penna rossa gli errori che abbiamo commesso compilando il modulo (per esempio il numero quattro va scritto in un certo modo)
e in pochi istanti ci ha consegnato il pass.
Una curiosità: il Rail Pass non è quasi mai controllato. Per usarlo basta passare a fianco dei controllori e mostrarlo, pertanto si evitano i tornelli. La maggior parte delle volte non ce l'hanno mai guardato. Che siano talmente abituati all'onestà che non immaginano neppure quanto una persona malintenzionata possa passargli accanto ed entrare in stazione facendo finta di avere il pass, ma a conti fatti senza pagare?
Alcune foto del Rail Pass..click per ingrandire
prenotazione:
Rail Pass:
[Giappone 2007] 20/09 - 24/09 Hotel Shiba Park di Tokyo. Parte 2.2. Il primo giorno
Una rinfrescata e via di corsa fuori, perchè la fame comincia a farsi sentire.
Davanti all'Hotel c'è un tipico venditore di ramen (un piccolo chioschetto in legno in mezzo a due palazzi di metallo. Ah! Il Giappone..) ma non siamo ancora a pronti per questo, decidiamo di tenercelo buono perchè presto sarà nostro, su questo non c'è dubbio.
Il quartiere non è poi così grande come avevamo ipotizzato, ma sa il fatto suo, considerando che c'è più di un palazzo occupato, per tutti i suoi piani, da ristoranti di ogni tipo.
Decidiamo di entrare in uno a caso. La gente è scherzosa, socievole, bevono, fumano e ridono. Molto distante dalla rinomata compostezza dei Giapponesi in cui abbiamo sempre creduto.
Il menù è in giapponese e in inglese, oltre ad essere corredato da fotografie dei piatti. Scegliamo e finalmente il primo vero pasto in Giappone. Il prezzo è conveniente, al contrario di quello che credevamo, ma per quanto concerne il cibo e in generale il costo della vita, ho già in programma un post a parte.
Abbracciamo questo momento di tranquillità e ce lo portiamo dolcemente in strada fino all'Hotel, domani sarà una giornata piena zeppa di sorprese.
Davanti all'Hotel c'è un tipico venditore di ramen (un piccolo chioschetto in legno in mezzo a due palazzi di metallo. Ah! Il Giappone..) ma non siamo ancora a pronti per questo, decidiamo di tenercelo buono perchè presto sarà nostro, su questo non c'è dubbio.
Il quartiere non è poi così grande come avevamo ipotizzato, ma sa il fatto suo, considerando che c'è più di un palazzo occupato, per tutti i suoi piani, da ristoranti di ogni tipo.
Decidiamo di entrare in uno a caso. La gente è scherzosa, socievole, bevono, fumano e ridono. Molto distante dalla rinomata compostezza dei Giapponesi in cui abbiamo sempre creduto.
Il menù è in giapponese e in inglese, oltre ad essere corredato da fotografie dei piatti. Scegliamo e finalmente il primo vero pasto in Giappone. Il prezzo è conveniente, al contrario di quello che credevamo, ma per quanto concerne il cibo e in generale il costo della vita, ho già in programma un post a parte.
Abbracciamo questo momento di tranquillità e ce lo portiamo dolcemente in strada fino all'Hotel, domani sarà una giornata piena zeppa di sorprese.
[Giappone 2007] 20/09 - 24/09 Hotel Shiba Park di Tokyo. Parte 2.1. Il primo giorno

Lo Shiba Park è un Hotel che vale più delle 3 stelle che sfoggia, due enormi costruzioni si susseguono, separate da una piccola stradina.
Lo Staff dell'Hotel sa già come trattare gli stranieri mezzi rincoglioniti come noi, ci basta consegnare la prenotazione e compilare un modulo per ottenere le chiavi.
Ci accompagnano oltre la stradina a cui facevo riferimento in precedenza, su per l'ascensore e direttamente nelle camere, due doppie una a fronte dell'altra.
Come ogni bravo turista che si rispetti, la prima cosa da fare è accendere la televisione ed entrare in bagno per scoprire se davvero la "tazza" fa quello che ci hanno raccontanto in giro.
Nulla da segnalare per quanto riguarda la televisione, anche se una volta siamo riusciti a trovare lo show dei Gaki No Tsukai.
Il bagno, invece, è fornito di tutto quello che servirebbe a un viaggiatore che si è dimenticato la borsa a casa: rasoi usa e getta, spazzolini usa e getta, cotton fioc, spazzole usa e getta, saponette usa e getta, dentifricio usa e getta.
Se siete amanti dell'accappatoio il consiglio è di portarselo da casa perchè li troverete un asciugamano piccolo e uno grande. Punto.
Alcuni trovano imbarazzate parlarne ma credo sia doveroso: a fianco della tazza troviamo una sorta di piccolo pannello di controllo elettronico. I bottoni indicano, tramite disegnini intuitivi, il loro scopo: spruzzo (bidet soft. Un tubicino fa la sua comparsa e spruzza niente più che vapore acqueo), getto (bidet vero e proprio. Il tubicino di cui sopra spruzza un getto di acqua calda, tiepida o fredda a seconda della nostra scelta), caldo/freddo (per il getto), riscaldamento (non tutti i bagni giapponesi erano dodati di questa chicca: il riscalamento vero e proprio della tazza. Un ottimo rimedio in caso di mattinate particolarmente fredde!).

Finalmente, buttati nel letto, ci rendiamo conto di dove siamo e cosa stiamo facendo. Una risata liberatoria è doverosa in queste circostanze.
Sito ufficiale dello Shiba Park Hotel.
[Giappone 2007] 20/09 - 24/09 Hotel Shiba Park di Tokyo. Parte 2. Il primo giorno
Non è ancora giunto il momento di vedere il cielo del Giappone. Sarà effettivamente buio?
Ci si pone davanti un altro problema (si, lo so, non siamo partiti preparatissimi): come trovare quest'altra linea?
Ancora una volta spaesati ci scostiamo dalla folla per respirare un attimo e consultare la cartina. Niente, ancora non ci siamo abituati. Una signorina in tailleur nota la nostra difficoltà (più avanti avremmo imparato che fermarsi in mezzo alla strada e guardare dubbiosi una cartina è il modo perfetto per far fermare il primo giapponese che conosce un pò l'inglese), dopo una breve ma intensa spiegazione ci dice che sa quale linea dobbiamo prendere e si offre di accompagniarci fino all'ingresso!
Dopo 3 o 4 scale mobili (rimanendo rigorosamente a sinistra. La parte destra è territorio di caccia per chi va di corsa), dopo lunghissimi corridoi traboccanti di gente indaffarata e indifferente, dopo virate improvvise, arriviamo davanti alla tanto agognata linea. La signorina ci aiuta ancora una volta per i biglietti, Dio la benedica, e prima di congedarsi ci domanda da dove veniamo. "Italia".
Un sorriso si fa strada sul suo volto. Un sorriso sincero, non di circostanza. Durante la nostra permanenza non sarà la sola a reagire in questo modo dopo aver saputo le nostre "origini".
Il viaggio in treno si svolge senza alcuna difficoltà, ma fuori è davvero buio.
La stazione di Hamamatsucho è come previsto meno affollata di quella di Tokyo, qui si può respirare, ci si può fermare all'improvviso senza correre il rischio di venire investiti da un Giapponese che si guarda le scarpe e ascolta la musica con le cuffie.
Con calma ci sistemiamo e ci prepariamo a quella che sarebbe stata l'ultima (si spera) fatica della giornata: il trasloco delle nostre stanche membra appesantite dalle valigie fino all'Hotel.
Un'altra megamappa illuminata ci risolve in parte il problema, almeno sappiamo quale uscita prendere. Giù per le scale e, davvero a ripensarci non ci credo ancora, il cielo Giapponese! Buio, senza traccia di stelle, ma è pur sempre qualcosa non avere un tetto sopra la testa.
L'Hotel, stando a quanto ci informa la cartina (o meglio: a quanto capiamo da essa), sembrerebbe vicino a dove ci troviamo noi. Le proporzioni però, in particolare se ti trovi a Tokyo con due occhiaie fino alle caviglie e due valigioni da portare in giro, sono ingannevoli.
Nessun taxi, per carità, ancora adesso mi domando perchè non abbiamo preso un taxi. Ancora troppo inesperti, perchè avremmo potuto imbatterci in taxi del genere:

e ne sarebbe valsa la pena.
La camminata è faticosa ma il gioco vale la candela: attorno a noi finalmente vediamo dal vivo ciò che abbiamo sempre visto e ammirato attraverso un video: palazzi altissimi, luci in quantità. Considerando che il quartiere nel quale ci siamo trovati ad alloggiare non è di certo nei top 10 dei quartieri di Tokyo, l'eccitazione torna a galla.
Anche qui riusciamo quasi a perderci, ma non ci serve più nessun aiuto, la cartina parla chiaro, basta consultarla a ogni isolato.
Finalmente scorgiamo l'Hotel e i Samurai Pompieri dei tombini sulla sua strada O_o''

L'impatto è stato più forte del previsto ma non è ancora arrivata l'ora di riposare.
Ci si pone davanti un altro problema (si, lo so, non siamo partiti preparatissimi): come trovare quest'altra linea?
Ancora una volta spaesati ci scostiamo dalla folla per respirare un attimo e consultare la cartina. Niente, ancora non ci siamo abituati. Una signorina in tailleur nota la nostra difficoltà (più avanti avremmo imparato che fermarsi in mezzo alla strada e guardare dubbiosi una cartina è il modo perfetto per far fermare il primo giapponese che conosce un pò l'inglese), dopo una breve ma intensa spiegazione ci dice che sa quale linea dobbiamo prendere e si offre di accompagniarci fino all'ingresso!
Dopo 3 o 4 scale mobili (rimanendo rigorosamente a sinistra. La parte destra è territorio di caccia per chi va di corsa), dopo lunghissimi corridoi traboccanti di gente indaffarata e indifferente, dopo virate improvvise, arriviamo davanti alla tanto agognata linea. La signorina ci aiuta ancora una volta per i biglietti, Dio la benedica, e prima di congedarsi ci domanda da dove veniamo. "Italia".
Un sorriso si fa strada sul suo volto. Un sorriso sincero, non di circostanza. Durante la nostra permanenza non sarà la sola a reagire in questo modo dopo aver saputo le nostre "origini".
Il viaggio in treno si svolge senza alcuna difficoltà, ma fuori è davvero buio.
La stazione di Hamamatsucho è come previsto meno affollata di quella di Tokyo, qui si può respirare, ci si può fermare all'improvviso senza correre il rischio di venire investiti da un Giapponese che si guarda le scarpe e ascolta la musica con le cuffie.
Con calma ci sistemiamo e ci prepariamo a quella che sarebbe stata l'ultima (si spera) fatica della giornata: il trasloco delle nostre stanche membra appesantite dalle valigie fino all'Hotel.
Un'altra megamappa illuminata ci risolve in parte il problema, almeno sappiamo quale uscita prendere. Giù per le scale e, davvero a ripensarci non ci credo ancora, il cielo Giapponese! Buio, senza traccia di stelle, ma è pur sempre qualcosa non avere un tetto sopra la testa.
L'Hotel, stando a quanto ci informa la cartina (o meglio: a quanto capiamo da essa), sembrerebbe vicino a dove ci troviamo noi. Le proporzioni però, in particolare se ti trovi a Tokyo con due occhiaie fino alle caviglie e due valigioni da portare in giro, sono ingannevoli.
Nessun taxi, per carità, ancora adesso mi domando perchè non abbiamo preso un taxi. Ancora troppo inesperti, perchè avremmo potuto imbatterci in taxi del genere:
e ne sarebbe valsa la pena.
La camminata è faticosa ma il gioco vale la candela: attorno a noi finalmente vediamo dal vivo ciò che abbiamo sempre visto e ammirato attraverso un video: palazzi altissimi, luci in quantità. Considerando che il quartiere nel quale ci siamo trovati ad alloggiare non è di certo nei top 10 dei quartieri di Tokyo, l'eccitazione torna a galla.
Anche qui riusciamo quasi a perderci, ma non ci serve più nessun aiuto, la cartina parla chiaro, basta consultarla a ogni isolato.
Finalmente scorgiamo l'Hotel e i Samurai Pompieri dei tombini sulla sua strada O_o''

L'impatto è stato più forte del previsto ma non è ancora arrivata l'ora di riposare.
Iscriviti a:
Post (Atom)